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Valore di un sito dopo il PageRank

scritto il 15 febbraio da Riccardo BassettiIn Blog, Digital Marketing, SEO/SEM10 commenti

Per anni il fattore page rank è stato presente nelle analisi dei SEM di tutto il mondo, punto di partenza per capire come Google stava considerando il nostro sito prima, durante o dopo gli interventi di ottimizzazione.

Il PageRank, come da definizione, era il criterio per il quale Google stabiliva la qualità e la pertinenza di una pagina (e in generale di un sito) per indicizzarla e posizionarla in serp.

Il “voto” che Google dava ai siti – da 0 a 10 – non viene però più aggiornato da più di un anno, una eternità nel web e i criteri di valutazione sono diventati altri, molteplici e maggiormente articolati.

Anche in conseguenza dell’affinamento degli algoritmi di Panda e Penguin, per la penalizzazione dei contenuti di scarsa qualità o duplicati (il primo) e dei link in entrata senza una sensata logica di diffusione virale o con anchor text artificiosi (il secondo), il criterio di giudizio di un sito non poteva rimanere un mero calcolo algebrico, ma si è spostato sul concetto di human trust.

Detto in parole semplici, Google ha capito che i dati di calcolo che utilizzava prima potevano essere manipolati dai SEO e ora si fida di più della capacità di scelta e giudizio del navigatore, che linka siti interessanti, torna sui siti che gli sono stati utili e parla a livello sociale delle risorse di valore: questi criteri fanno si che Big G mantenga elevata l’attenzione sui siti davvero validi, che possano dare valore aggiunto alla query, spostandoli nelle prime posizioni delle sue pagine.

Ora quindi per fare una precisa analisi dello stato di indicizzazione di un sito, soprattutto per comprendere quali strategie seguire per migliorarne il posizionamento, è necessario intrecciare più fattori e fare un accurato studio sia dei dati dell’account webmaster tool e analytics del sito, per valutare lo statao di indicizzazione e l’andamento degli accessi, sia dei principali competitors in serp, per capire punti forti e deboli di ciascuno e impostare le attività di conseguenza.

Uno strumento utile in ogni caso per avere una immediata visione dello stato del proprio sito potrebbe essere l’Open Site Explorer di Moz, con l’interessante voce Authority, cioè un valore numerico compreso tra 0 e 100 che nasce da una stima del posizionamento all’interno della SERP e soprattutto lo spam score, che quantifica la presenza di link spam facendo un calcolo della percentuale di possibilità di penalizzazione.

Molto valido potrebbe essere anche Ahrefs, che oltre a dare un giudizio simile al tool precedente fa una precisa analisi dei link in entrata, dividendoli tra nofollow e dofollow e segnalando le pagine dove essi sono contenuti e i rispettivi anchor text. Questo strumento è fondamentale quando si ha il sospetto di una penalizzazione o di essere sotto attacco di black hat seo e potrebbe evitare di subire penalizzazioni da cui è sempre molto difficile risalire.

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