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15feb

Valore di un sito dopo il PageRank

Per anni il fattore page rank è stato presente nelle analisi dei SEM di tutto il mondo, punto di partenza per capire come Google stava considerando il nostro sito prima, durante o dopo gli interventi di ottimizzazione.

Il PageRank, come da definizione, era il criterio per il quale Google stabiliva la qualità e la pertinenza di una pagina (e in generale di un sito) per indicizzarla e posizionarla in serp.

Il “voto” che Google dava ai siti – da 0 a 10 – non viene però più aggiornato da più di un anno, una eternità nel web e i criteri di valutazione sono diventati altri, molteplici e maggiormente articolati.

Anche in conseguenza dell’affinamento degli algoritmi di Panda e Penguin, per la penalizzazione dei contenuti di scarsa qualità o duplicati (il primo) e dei link in entrata senza una sensata logica di diffusione virale o con anchor text artificiosi (il secondo), il criterio di giudizio di un sito non poteva rimanere un mero calcolo algebrico, ma si è spostato sul concetto di human trust.

Detto in parole semplici, Google ha capito che i dati di calcolo che utilizzava prima potevano essere manipolati dai SEO e ora si fida di più della capacità di scelta e giudizio del navigatore, che linka siti interessanti, torna sui siti che gli sono stati utili e parla a livello sociale delle risorse di valore: questi criteri fanno si che Big G mantenga elevata l’attenzione sui siti davvero validi, che possano dare valore aggiunto alla query, spostandoli nelle prime posizioni delle sue pagine.

Ora quindi per fare una precisa analisi dello stato di indicizzazione di un sito, soprattutto per comprendere quali strategie seguire per migliorarne il posizionamento, è necessario intrecciare più fattori e fare un accurato studio sia dei dati dell’account webmaster tool e analytics del sito, per valutare lo statao di indicizzazione e l’andamento degli accessi, sia dei principali competitors in serp, per capire punti forti e deboli di ciascuno e impostare le attività di conseguenza.

Uno strumento utile in ogni caso per avere una immediata visione dello stato del proprio sito potrebbe essere l’Open Site Explorer di Moz, con l’interessante voce Authority, cioè un valore numerico compreso tra 0 e 100 che nasce da una stima del posizionamento all’interno della SERP e soprattutto lo spam score, che quantifica la presenza di link spam facendo un calcolo della percentuale di possibilità di penalizzazione.

Molto valido potrebbe essere anche Ahrefs, che oltre a dare un giudizio simile al tool precedente fa una precisa analisi dei link in entrata, dividendoli tra nofollow e dofollow e segnalando le pagine dove essi sono contenuti e i rispettivi anchor text. Questo strumento è fondamentale quando si ha il sospetto di una penalizzazione o di essere sotto attacco di black hat seo e potrebbe evitare di subire penalizzazioni da cui è sempre molto difficile risalire.

23giu

Innovazione e Web Marketing #wmf15

Utilizzando noi SEMRush da qualche annetto, uno strumento professionale per analisi seo/sem su siti, siti competitors e contesto di riferimento; sono andata a seguire  i primi due speech sponorizzati.

Quello Nichola Stott, per theMediaFlow, che ci ha fatto riflettere non tanto sulle grandi idee creative, quanto piuttosto su come queste nascano. Ovvero dietro ad una buona idea c’è sempre un ottimo brief ed un rapporto di fiducia con cliente. Ed è grazie alla costruzione di questo rapporto che si rende possibile indagare a fondo valori, linee guida, posizionamento e a tradurre così in successo un certo tipo campagna/comunicazione. Il questionario è sicuramente uno strumento utile al reperimento di informazioni  e dedicare del tempo a questa fase può davvero fare la differenza quando poi si andrà a progettare una campagna creativa (di successo).

Subito dopo è intervenuto Dixon Jones, per MajesticSEO e ci siamo interrogati su come prendono le decisioni online gli utenti. Utilizzano i motori di ricerca o vanno sui social?

Tutti noi siamo portati a chiedere informazioni ad un’amico, tuttavia quando andiamo online interroghiamo un motore di ricerca e se ritrovassimo qui le stesse dinamiche di gruppo? Esistono svariati tools in grado di individuare gruppi di influencer su temi specifici e grazie al monitoraggio di questi è possibile settare la propria strategia di web marketing. Majesticseo è uno di questi e confrontandomi sia in sala che fuori con i vari “addetti ai lavori” è sicuramente uno strumento, insieme a semrush che va messo nella valigia del “buon consulente seo” che tende ad un posizionamento medio/alto, dove ogni azione è supportata da un’attenta pianificazione. Pianificare significa studiare e analizzare, quindi investire tempo ed il tempo è un valore significativo a garanzia di ogni tattica.

Passando alla sala “social”, Jacopo Laganà di Antony Morato, ci ha portato la sua esperienza: come ha lavorato su Facebook per generare una lista di possibili clienti.  Jacopo non si è risparmiato nel condividere dati, successi ed anche “errori” circa le campagne condotte. Ovviamente quando si parla di errori si fa riferimento a test, nessuno detiene la verità assoulta soprattutto quando si lavora in un campo dove tutto è sperimentazione, ma proprio grazie alla misurabilità delle attività è possibile andare ad ottimizzare i budget ed i successivi interventi.
Tuttavia credo che l’utilizzo del power editor di Facebook ads, sia efficace se calato in realtà particolarmente complesse dove oltre che a gestire budget corposi si ha l’esigenza di targetizzare e affinare costantemente la propria audience.

Questo speech mi ha colpito particolarmente sia per il taglio molto vicino ad un worshop che per i contenuti, inoltre la direzione che abbiamo intrapreso con Crearevalore, sul lead nuturing, si conferma essere corretta. Di cosa si tratta?  Stimolare attraverso fb ads chi si è iscritto ad una newsletter e non ha ancora compiuto azioni, ad esempio: acquistato un prodotto.

Mentre l’intervento di Lukasz Zeleny, di uSwitch Ltd, si è concentrato sulla lettura di analytics e nella costruzione di grafici in grado di mostrare a colpo d’occhio l’efficacia o meno di una strategia di web marketing, attraverso il monitoraggio del sito e delle visite effettive. Una metodologia utile a rendicontare i risultati raggiunti attraverso determinate attività seo/sem.

Ho deciso poi di chiudere la giornata con Michele de Capitani, di Prima Posizione srl, che ha condiviso un’approfondimento circa le attività di reverse link building sui competitors. Anche in questo caso si è ribadito la centralità del contenuto anche per quanto riguarda l’algoritmo google che determina oscillazioni nelle serp (risultati che il motore restituisce privilegiando siti a discapito di altri).

Del secondo giorno mi sono portata a casa i 2 workshop, quello con Achille Falzone di Media Mente su come condurre un’analisi di mercato per internazionalizzare il business e quello di Eleonora Cipoletta di doing, una grande amica e professionista che ha riportato un’analisi live del monitoring dell’evento stesso #wmf15.

Eleonora ha analizzato i dati ed i contenuti pubblicati dagli utenti mostrando le potenzialità di vari strumenti come Randian6 e talkwalker, individuando i maggiori topic ed influencer. I documenti di analisi che nascono da attività di monitoring diventano efficaci nel momento in cui riescono a tradurre opportunità strategiche, da qui l’importanza del settaggio e della definizione degli obiettivi.

Quello di Achille invece è stato forse il relatore più provocatorio che ho seguito, molto operativa la prima prima parte del workshop in cui ha mostrato alcuni strumenti google gratuiti che appartengono alla suite Translate come ad esempio: global market finder, consumer barometer, google trands, ecc.

Fin qui tutto tranquillo, ci trasmette come dare concretezza alle attività di consulenza ed individuare mercati potenziali.

“Non basta aver venduto due macchine in Repubblica Ceca per decidere di esportare lì il proprio business”. [Achille Falzone]

D’accordissimo, ma la vera provocazione è stata lanciata quando ha presentato la sua case history: un produttore di calze da uomo, con un buon prodotto ed un buon posizionamento sfiduciato da precedenti esperienze web verso l’estero. La capacità di spesa c’era ma non la volontà o almeno non fino a quando non avrebbe visto dei risultati.

Così il consulente con un grande occhio e sicuro del valore che avrebbe portato se il cliente gli avesse accordato la massima fiducia, che cosa ha fatto?

Gli ha fatto spendere poco, vendendo solo l’ecommerce e le varie implementazioni tecniche, ovvero la parte minoritaria del progetto e si è fatto carico di tutta l’attività di consulenza. Un lavoro secondo me, giornaliero di monitoring e analisi che ha portato il cliente ad incrementare di oltre il 300% il fatturato annuo.

Riassumendo il cliente con un investimento minimo si è visto il fatturato lievitare e ha costruito un rapporto di massima fiducia con il consulente. Quest’ultimo però non gli ha di certo regalato il lavoro di consulenza, si è fatto riconoscere a vita il 40% sugli utili.

Da qui possono nascere svariate discussioni ma quello che a noi interessa non sono le modalità più o meno discutibili a seconda dei punti di vista, quanto piuttosto che la consulenza ha un valore enorme che deve essere riconosciuto.

Le aziende di servizi lavorano sul proprio know how e sul tempo dedicato, mentre la tecnologia, il prodotto: un sito, un’app sono strumenti che vengono definiti dopo la strategia e la pianificazione delle risorse. L’altro aspetto è la fiducia nel proprio prodotto e nel consulente, in questo probabilmente lo stesso imprenditore non ne aveva su entrambi i fronti, ma gli è stato dimostrato che con alcuni strumenti era possibile centrare i paesi con maggiore richiesta e realizzando un sito rispondente a necessità particolari avrebbe generato profitto, facendo così la fortuna sua e del consulente che ha investito scommettendo sul proprio lavoro.

Secondo me questo è uno spunto di riflessione molto forte che riguarda da vicino consulenti, agenzie e clienti, che cosa ne pensate?

Ringrazio @giorgiotave e tutto lo staff di @ilfestival e @GTMasterClub per quest’edizione, un abbraccio speciale ad @4n1ka per il suo sorriso e per aver moderato tutti gli speech seo con lo spirito di una guerriera 😉

 

10giu

Nuovo update per Google Panda

Si vocifera che a breve Google libererà una nuova release di Panda, il suo animale più feroce contro i siti spammosi e stra-ottimizzati che sempre più spesso occupano le SERP, dando poco valore agli ignari utenti che vi cliccano.

Come sempre tanti SEO postano allarmanti avvertimenti sull’arrivo del simpatico animale, garantendo una mannaia su coloro che non premiano i contenuti o che esagerano con link e keywords stuffing.
In linea di massima, però, va sottolineato che dal febbraio 2011, data di rilascio della prima versione di Panda, i siti penalizzati sono stati solamente il 12% del totale, per la maggior parte in USA e UK, cioè 1 sito su 10, che non necessariamente è stato bannato, ma più facilmente ha perso posizioni, costringendo il webmaster ad intervenire in modo da renderlo meno “sottile” (o sarebbe meglio dire più di “spessore”).

Questo significa che Panda… è un orsacchiotto in letargo che non deve far paura?

Secondo noi se un sito viene ottimizzato in maniera giusta, seguendo i consigli che Google stesso ci offre, non si rischia nulla, anzi si possono scalare le SERP e raggiungere le prime posizioni per keywords di valore grazie a piattaforme SEO oriented e contenuti originali e interessanti.

In realtà l’orso famelico continuerà a scagliarsi contro le cosiddette Content Farm, cioè portali e aggregatori che pubblicano contenuti di scarsa qualità al solo scopo di attirare un numero elevato di visite e guadagnare tramite i click sugli annunci Adsense: siti privi di valore da mettere sopra una bella foglia di bamboo!

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