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21apr

5 modi in cui il mobile influenza l’esperienza d’acquisto

Che tu sia un grande brand o il negozio dietro l’angolo, ti sarai accorto che il passaggio al mobile sta profondamente cambiando il comportamento dei clienti dentro e fuori dalla tua attività commerciale.

Le ricerche da mobile legate agli acquisti sono aumentate del 120% nel corso dell’ultimo anno.1

Se da un lato i rivenditori scoprono che il mobile gioca un ruolo fondamentale nel guidare i clienti in negozio, d’altro canto gli acquirenti si avvalgono degli smartphone per qualsiasi attività, incluso l’acquisto di beni o servizi.

Questi momenti di interazione rappresentano una straordinaria opportunità per i brand, che hanno finalmente la possibilità di creare messaggi targettizzati in base all’intento dei potenziali clienti e al contesto d’uso.

Gli ultimissimi dati delle ricerche Google ci danno nuove informazioni su come i brand possono connettersi in modo appropriato con le persone in tempo reale, in ciascuno di quei passaggi che Google stesso definisce come “micro-momenti“.

1. Lo shopping via Smartphone ha creato una nuova “porta d’ingresso al negozio”

Una delle frasi che sentiamo dire più spesso dai retailers dopo aver appreso che tre quarti dei propri clienti iniziano il loro percorso di shopping sul cellulare, e che un terzo degli ospiti che clicca su un annuncio di ricerca mobile arriva effettivamente in negozio.

2. I consumatori sono più affamati che mai di informazioni locali

Le ricerche su Google con “vicino a me” sono cresciute esponenzialmente anno dopo anno. Infatti, secondo la ricerca, il 50% dei consumatori che effettua una ricerca locale su smartphone visita un negozio vicino entro lo stesso giorno, e il 18% di quelle ricerche porta ad un acquisto2.

3. Gli annunci che mostrano un catalogo di prodotti guidano gli acquirenti in negozio

Una su quattro persone evita di entrare in un negozio se non riesce a capire se un prodotto sia in magazzino o meno3. Quindi, se sei un rivenditore multi-canale, sappi che, mostrando agli acquirenti gli articoli che hai in magazzino, stai facendo già metà del lavoro.

4. Gli smartphones sono i nuovi “consiglieri” anche in negozio

L’82% degli acquirenti afferma di consultare il proprio telefono riguardo gli acquisti che sta per fare in un negozio4.
Sorprendentemente, uno su quattro ammette di aver cambiato idea mentre si trovava in fila alla cassa, dopo aver scoperto ulteriori dettagli sul proprio smartphone.

5. Gli acquirenti multi-canale spendono di più

Secondo MasterCard, i clienti che fanno acquisti sia online che offline con un rivenditore specifico acquistano in media il 250% in più.

Nell’insieme questi numeri ci dicono che, a prescindere dall’estensione di un’attività commerciale, i clienti hanno imparato a cercare informazioni su prodotti e servizi ancor prima di entrare in negozio. E decidono se sceglierti o meno in base alle informazioni che scoprono attraverso il loro telefono.

Diventa quindi essenziale ESSERCI, su quello smarphone. Ma ancora più importante è creare esperienze rilevanti che possano affiancare i clienti in tutti i loro micro-momenti, guidandoli per mano nel tuo negozio e incoraggiandoli a tornare spesso.


1 Google global search data, Nov 2014 – Ott 2015
2 Google/Ipsos, “Understanding Consumers’ Local Search Behavior” study, United States, Mag 2014
3 Google, Ipsos MediaCT and Sterling Brands, Digital Impact on In-Store Shopping, Mag 2014
4 Google/Ipsos, “Consumers in the Micro-Moment” study, Mar 2015, U.S.

10giu

Nuovo update per Google Panda

Si vocifera che a breve Google libererà una nuova release di Panda, il suo animale più feroce contro i siti spammosi e stra-ottimizzati che sempre più spesso occupano le SERP, dando poco valore agli ignari utenti che vi cliccano.

Come sempre tanti SEO postano allarmanti avvertimenti sull’arrivo del simpatico animale, garantendo una mannaia su coloro che non premiano i contenuti o che esagerano con link e keywords stuffing.
In linea di massima, però, va sottolineato che dal febbraio 2011, data di rilascio della prima versione di Panda, i siti penalizzati sono stati solamente il 12% del totale, per la maggior parte in USA e UK, cioè 1 sito su 10, che non necessariamente è stato bannato, ma più facilmente ha perso posizioni, costringendo il webmaster ad intervenire in modo da renderlo meno “sottile” (o sarebbe meglio dire più di “spessore”).

Questo significa che Panda… è un orsacchiotto in letargo che non deve far paura?

Secondo noi se un sito viene ottimizzato in maniera giusta, seguendo i consigli che Google stesso ci offre, non si rischia nulla, anzi si possono scalare le SERP e raggiungere le prime posizioni per keywords di valore grazie a piattaforme SEO oriented e contenuti originali e interessanti.

In realtà l’orso famelico continuerà a scagliarsi contro le cosiddette Content Farm, cioè portali e aggregatori che pubblicano contenuti di scarsa qualità al solo scopo di attirare un numero elevato di visite e guadagnare tramite i click sugli annunci Adsense: siti privi di valore da mettere sopra una bella foglia di bamboo!

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