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Google lancia AMP: contenuti editoriali (quasi) istantanei su dispositivi mobile

Meno di una settimana fa, attraverso due conferenze stampa in contemporanea a Ney Work e Londra, Google ha presentato AMP il nuovo progetto open source che mira a offrire contenuti editoriali istantanei ai navigatori mobile.

Si tratta di un nuovo framework che permette agli editori di sfruttare i servizi di cache Google per costruire ed offrire agli utenti mobile pagine estremamente “leggere”, adatte ad una visualizzazione immediata da mobile.

Il codice, come dicevamo interamente open source, è disponibile su GitHub e in versione demo su http://g.co/ampdemo (visita la pagina dal tuo smartphone per vedere l’anteprima), in attesa che venga trasformato in vero e proprio prodotto dall’inizio del prossimo anno.

Ad una prima analisi, AMP può apparire come la risposta di Big G ai Facebook Instant Articles e all’aggregatore Apple News ma, oltre alla sua ‘natura’ completamente free, possiede un’altra caratteristica che lo rende unico: gli editori potranno infatti continuare a rendere disponibili i loro contenuti sui propri server, ma avranno a disposizione le potenti prestazioni della cache di Google per permetterne una distribuzione efficiente.

Google AMP: editoria "istantanea" su mobile

Nato dai lavori dell’associazione DNI [Digital News Initiative], fondata la scorsa primavera e che raccoglie fra gli altri diverse testate giornalistiche internazionali (La Stampa è l’unica italiana), il progetto AMP verrà nei prossimi mesi ulteriormente sviluppato su “tre differenti aree: contenuto, distribuzione e advertising“, come comunica David Besbris, Vice President Engineering Search di Google.

L’obiettivo è quello di supportare una vasta gamma di formati, reti e tecnologie pubblicitarie, lasciando agli editori stessi i ricavi e il traffico realizzati: “Ogni sito che utilizzerà l’AMP HTML manterrà la possibilità di scegliere il network pubblicitario, così come formati che non penalizzino l’esperienza mobile. Anche il supporto degli abbonamenti e dei paywall è una componente strategica del progetto“.

 

Che dire? Questo è un nuovo ulteriore passo in avanti verso la facilità di fruizione delle risorse e, perché no, della user experience, due criteri divenuti fondamentali per Google e per il mondo del digital marketing già da diverso tempo.

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30set

Primer: il digital marketing spiegato (in pillole) da Google

Ancora una volta Google va oltre la classica definizione di “motore di ricerca” per rivendicare la sua leadership in molti altri ambiti, dal business alla didattica.

E proprio a quest’ultima è dedicata Primer, app gratuita e disponibile per Android e iOS che contiene una serie di micro lezioni di marketing non proprio “for dummies”, ma per tutti coloro che vogliano approfondire alcuni temi legati al mobile.

Advertising, Content, Measurement e Strategy sono le quattro aree tematiche che Google insegna, lezione dopo lezione: con una UX impeccabile fatta di elementi grafici chiari e di facile comprensione, gestures intuitive, quiz e test interattivi progettati per mettere alla prova la comprensione dei testi, Primer riesce a creare empatia ed engagement senza ricorrere a chissà quali effetti speciali.

Primer funziona e, parlando di Google, non potevamo aspettarci di meno.
Ma quali sono gli elementi che ne fanno un’App così ben riuscita?

5 cose da ricordare per la nostra prossima app:

  1. contenuti calibrati al device

    le lezioni sono “concentrate” e si possono apprendere in 5 minuti, dunque anche in mobilità;

  2. UX e UI

    interfaccia grafica di grande appeal, ma anche di facile utilizzo. Nessuno sforzo del lettore per capire come interagire con l’app ma, al contrario, gestures semplici e naturali per scorrere gli argomenti, mettersi alla prova con piccoli esercizi pratici, salvare le slides più interessanti e così via;

  3. approccio ludico

    Primer permette di imparare in modo “leggero” e divertente, ammortizzando il crescendo di difficoltà delle micro-lezioni attraverso il “learn by doing”;

  4. personalizzazione

    ogni lettore può creare il proprio percorso di apprendimento in base alle sue attitudini, esigenze e curiosità;

  5. periodicità

    Google promette di aggiungere settimanalmente nuove lezioni, mantenendo viva la curiosità del lettore e incoraggiandolo nell’utilizzo periodico dell’App.

Menzione speciale: storytelling

In ogni suo prodotto, Google è un vero maestro nell’arte di raccontarne l’ideazione, la nascita, gli obiettivi. Poche righe nella sezione about ci catapultano nel cuore di Mountain View, dove pare che i migliori marketers si siano messi al lavoro per aiutarci a costruire il nostro successo.

When people succeed, Google succeeds – potevano forse raccontarcela meglio di così?

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